2015

Thomas Casadei, Tra ponti e rivoluzioni. Diritti, costituzioni, cittadinanza in Thomas Paine, Giappichelli, Torino, 2012, pp. 328.

Recensione di Giorgio La Neve


Il volume esamina l’esperienza politica e il pensiero di Thomas Paine. Un personaggio di straordinaria importanza storica che partecipò direttamente a eventi epocali quali la Rivoluzione americana e quella francese. Il coinvolgimento di Paine in quelle che possono essere definite le più importanti esperienze moderne di stravolgimento degli assetti istituzionali esistenti, fa di lui e dei suoi scritti (su tutti Common Sense, The Rights of Man e Agrarian Justice) un patrimonio di rilevante importanza per tutti coloro che, anche in epoca contemporanea, intendono confrontarsi con il tema del mutamento.

Casadei, attraverso un attento esame di argomenti come il costituzionalismo, i diritti umani e la giustizia redistributiva, tenta di presentare le idee di un uomo che incarnava a pieno gli ideali illuministici del suo tempo, fornendo una lettura critica tesa a garantire interessanti prospettive, utili anche al fine di meglio comprendere le difficoltà vissute dalle istituzioni contemporanee.

Paine ebbe un ruolo attivo nella stesura della Costituzione della Pennsylvania e partecipò alla Convenzione nazionale durante la Rivoluzione francese del 1789. Vissuto tra il 1737 e il 1809 fu un rivoluzionario, un politico, un filosofo, una figura di altissimo profilo in grado di coniugare riflessione teorica e azione: «Sua caratteristica specifica è la “compenetrazione” tra il piano delle dottrine politiche – teorie del patto sociale, della costituzione, del governo, del rapporto tra rappresentanti e rappresentati – e della proposta costituzionale con la situazione politica concreta» (p. 25).

I suoi scritti, intrisi di riferimenti religiosi affinché potessero essere meglio compresi dai cittadini meno istruiti, possono essere ricondotti ad una certa tradizione liberale, ma anche a quella del repubblicanesimo e del radicalismo democratico: numerose, del resto, sono le interpretazioni offerte, nel corso del tempo, dagli studiosi che si sono cimentati con le sue opere. Casadei racconta di un uomo pronto a tutto pur di spezzare il giogo delle élites ed esaltare il ruolo del popolo. La passione del rivoluzionario è sintetizzata, in un perfetto connubio, con la fredda, lucida e razionale costruzione di una teoria dello stato. Distruggere il vecchio ordine per costruire, secondo un piano definito nei minimi dettagli, un nuovo ordine orientato dai principi della giustizia sociale: «La rivoluzione segna il ritorno del sistema al suo stato iniziale: lo stato dell’eguaglianza tra gli esseri umani, della proprietà comune, dell’armonia universale» (p. 33).

Il costituzionalismo, tratto saliente del pensiero politico di Paine, doveva rappresentare la garanzia ultima e ineliminabile dei diritti politici, economici e sociali dei cittadini e insieme un forte limite all’arbitrio dei governanti. La forma politica democratica e repubblicana centrata sulla rappresentanza era quella auspicata dal pensatore inglese, fiero oppositore della monarchia quale detestabile e dispotica struttura di gestione del potere ereditario (di particolare interesse, al riguardo, la descrizione, riportata dall’autore, della polemica con Edmund Burke, acceso sostenitore dell’accentramento dei poteri fondamentali nelle mani di un unico sovrano: cfr. pp. 62-83).

Paine fu un precursore anche dell’elaborazione di una compiuta teoria dei diritti. Innati nell’uomo, i diritti naturali come la libertà, l’uguaglianza e la proprietà devono essere sostenuti e garantiti dal potere costituito. Quest’ultimo deve essere sovvertito nel caso in cui non adempia i suoi obblighi in tal senso: «I diritti naturali sono perfetti in ciascun individuo, ma può essere insufficiente il potere individuale di esercitarli; di qui la necessità della società, e quindi delle istituzioni, frutto dell’associazione degli individui» (p. 58). La prospettiva contrattualistica guida il ragionamento di Paine e l’accordo tra i consociati rappresenta la base necessaria per la costruzione dell’assetto istituzionale e delle norme o leggi fondamentali poste a fondamento dello stesso.

La rivoluzione, per come è stata intesa dal filosofo inglese, è lo strumento attraverso cui «iniziare un tempo completamente differente dal passato, un tempo che può essere coniato liberamente da coloro che sono destinati a viverlo» (p. 69). Sotto questo profilo, il “nodo delle generazioni”, così lo definisce Casadei, è un aspetto fondamentale del pensiero di Paine. I cittadini che vivono un determinato momento storico, e solo loro, devono farsi carico delle responsabilità insite nella scelta del sistema istituzionale che regolerà la loro esistenza. L’influenza giocata dal passato e dalle esperienze pregresse (per quanto portatrice di importanti indicazioni) non deve trasformarsi in un fattore di freno rispetto alle possibili modifiche o ai totali stravolgimenti da apportare al modello politico, economico e sociale esistente.

Casadei si concentra sull’apparente contrasto (in realtà incessante ricerca di un necessario equilibrio) che caratterizza l’intera opera di Paine ossia, in particolare, sulla tensione fra «istanze costituzionali e trasformazione politica, tra costituzionalismo e potere democratico; in altri termini, tra scrittura e sedimentazione dell’autorità, da una parte, e possibilità aperta al cambiamento, dall’altra» (p. 118). Un determinato assetto istituzionale può essere graniticamente organizzato attorno alla difesa e salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini, ma il trascorre del tempo e il mutare delle condizioni e delle esigenze può rendere quello stesso sistema obsoleto e a quel punto deve esser possibile innescare un meccanismo di superamento dello status quo. Esiste una sottile linea tra la rassicurante certezza dell’autorità garante e il cambiamento che può condurre ad una ricostruzione della stessa.

Paine è stato considerato anche, aspetto al quale nel libro in esame si dedica particolare attenzione, tra i primi teorizzatori dei diritti sociali e di quello che, nel Novecento, sarà definito welfare state. Egli riteneva che fosse compito preminente dello stato garantire il diritto all’istruzione per i propri cittadini e assicurare loro una dignitosa condizione economica attraverso l’implementazione di concrete misure d’intervento (come l’istituzione di un reddito minimo garantito e quella di un particolare sistema di tassazione progressiva) che ancora oggi (a riprova dell’innata capacità di Paine di guardare oltre il proprio tempo), sono oggetto di discussione e dibattito in materia di sicurezza sociale (cfr. pp. 202-207).

Il pensatore inglese non era ostile al sistema di mercato e anzi, per certi versi, alcune sue considerazioni richiamano elementi delle teorie di Adam Smith, padre dell’economia politica classica. Ciò che combatté con forza furono le distorsioni che da esso promanavano: «Il pensiero economico e politico di Paine, che ruota attorno al nodo della proprietà, ricerca una conciliazione tra la devozione per il commercio e la libera impresa, l’espansione commerciale e un intenso egualitarismo […]» (p. 201). La società politica, secondo l’autore britannico, caratterizzata dall’artificiale invenzione umana della proprietà privata aveva soppiantato la società di natura e con essa la concezione per la quale tutti gli uomini potevano vantare i medesimi diritti su tutte le cose. Da ciò la necessità di un «intervento delle istituzioni statali per promuovere una maggiore eguaglianza […]» (p. 192).

Lo studio di Casadei pone specifica attenzione anche al “repubblicanesimo cosmopolitico” prefigurato da Paine. L’obiettivo del riconoscimento universale dei diritti dell’uomo condusse l’intellettuale inglese ad immaginare una federazione o confederazione mondiale di repubbliche che rappresentasse il naturale approdo di un processo di costruzione di un sistema organizzato attorno a pacifiche relazioni di fraternità ed eguaglianza tra gli stati e gli individui. Non si sarebbe trattato, nei suoi auspici, di un unico grande stato mondiale bensì di un modello innovativo per l’instaurazione di una nuova società.

Gli spunti di riflessione che è possibile trarre dall’interpretazione critica fornita da Casadei in merito al pensiero di Paine sono tanti e di molteplice natura. È certo che – in un momento storico come quello attuale – in cui da più parti si percepisce il bisogno di ricostruzione del paradigma politico-istituzionale su basi del tutto nuove, l’analisi delle esperienze e delle teorie di pensatori che hanno vissuto un’epoca, come quella della fine del Settecento, fatta di radicali stravolgimenti sistemici, potrebbe rappresentare non già una soluzione definitiva, ma piuttosto uno spunto di rilevante interesse per l’elaborazione di nuove prospettive di ricerca in tema di diritti, costituzioni, forme della cittadinanza.