2011

Rapporto sull'acqua in Israele/Palestina (*)

Guglielmo Ragozzino

Il testo che leggete riguarda Mekorot, società israeliana dell'acqua ed è una prima bozza di un materiale più elaborato e preciso che però non è pronto per l'occasione del 29 novembre. Mancano, tra l'altro, indicazioni sulle fonti (non è un po' equivoco parlare di fonti, in questo caso?) , come il dibattito Knesset sulla questione idrica o il Rapporto della Banca mondiale sull'acqua nella West Bank del 2009. In tema di acqua nella West Bank c'è un utile volume italiano di qualche anno prima, quello di Serena Marcenò "Le tecnologie politiche dell'acqua" pubblicato da Mimesis, 2005 ed è recentissimo un articolo comparso sull'ultimo Limes e che riproduce anche un grafico del Rapporto dal quale si ricava la complicata spartizione della pur scarsa capacità di decidere dei palestinesi e per contro l'efficienza del potere israeliano mekorottiano (non ricordo il titolo dell'articolo né il nome dell'autrice e adesso non sono in grado di ritrovarlo). Per la fretta manca una serie di esempi relativi ai rapporti specifici tra la società idrica israeliana e le comunità palestinesi, come quelle di Jenin, o Gerico o Betlemme, o Nablus, Tulkarem, Hebron. E' appunto sentendo citare, in tutti questi luoghi, il comportamento di Mekorot, padrona cattiva dell'acqua, che ho creduto opportuno cercare di saperne di più.

Manca tanto altro nel testo. Manca la descrizione della trappola burocratico militare in cui ogni iniziativa palestinese della West Bank troppo spesso finisce. Manca completamente Gaza. Manca un approfondimento sui rapporti, forse molto conflittuali, tra Mekorot e Tahal, la società di progettazione che sotto la guida dello stesso Blass di Mekorot ha elaborato i piani del Canale nazionale realizzato da Mekorot, poi ne ha schivato l'assorbimento e infine ha scelto di andarsene o è stata spinta fuori, per diventare una società privata che fa parte del gruppo conglomerato Barkan, ha spostato la sede ad Amsterdam e progetta reti idriche, fognature, stazioni di pompaggio e dissalazione in tutto il mondo, ma in particolare in Asia, America latina e nell'Africa sub sahariana. Se ne andrà un giorno anche Mekorot, oppure continuerà a fare la parte di feroce guardiana degli interessi dei coloni? Oppure farà finalmente il suo dovere di società pubblica dell'acqua, rifornendo al meglio tutte le popolazioni che abbraccia con le sue reti?

1. Storia di Mekorot

"La società Mekorot è quella che ha preso su di sé il compito di riaggiustare, per così dire, la Creazione agendo nel cuore della terra, per impiantarvi grappoli di canali e tubi che spingono l'acqua che scorre, irriga, inzuppa la terra e infine la fa fiorire". Sono parole di Levi Eshkol che descriveva così l'attività e i propositi dell'impresa da lui fondata. A riferirle, in un messaggio del 2007, è l'attuale numero uno della società, Eli Ronen, per celebrare i 70 anni di Mekorot.

Mekorot nasce nel gennaio 1937, dieci anni prima di Israele. La seconda guerra mondiale sembra lontana, le grandi potenze d'Europa: Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia non sono ancora passate per Monaco; ma l'Austria non c'è già più ed è in corso la guerra civile in Spagna. Lo sterminio degli ebrei in Europa con i campi di concentramento e la "soluzione finale" sono ancora nella nebbia dei tempi avvenire, ma sono già state emanate le leggi antisemite di Norimberga, nel settembre 1935. Sotto l'impulso del movimento sionista, molti ebrei d'Europa emigrano in Palestina, affidata dal 1920 al mandato inglese - entrato in funzione nel 1923 - per lavorare i campi e vivere in fattorie, i kibbutz, con una forte impronta socialista. Hanno bisogno di acqua per coltivare. Da un certo momento prevale una trovata singolare: portare l'acqua ai coltivatori e non fare come si fa di solito; indirizzare i nuovi coloni dove c'è acqua. Il principio è che chi arriva dall'Europa deve avere terra a disposizione, deve poterne prendere possesso e quindi deve avere l'acqua che gli occorre. Lo stratega dell'acqua si chiama Levi Eshkol. E' uno dei fondatori di una delle prime colonie - Degania Bet - e poi si dedica soprattutto al problema dell'acqua. La Gran Bretagna, potenza mandataria, è ufficialmente contraria a qualsiasi organizzazione che possa sfuggirle di mano e quindi anche a un sistema autonomo e articolato di distribuzione idrica.

Levi Eshkol coinvolge la Jewish Agency che ha molti santi in paradiso in Europa e in America e l'Histadrut ebraico principale tra i movimenti sionisti insediati in Palestina. L'Histadrut organizza tra l'altro i lavoratori delle città e l'autorità inglese in qualche modo lo riconosce e lo teme. Entrambi, l'Agenzia e il "Sindacato" insieme al Jewish National Fund, hanno partecipato alla fondazione della futura entità idrica. Il nome scelto per quell'embrione di rete è Mekorot, la fonte, in un contesto di leggenda tra magico e rituale. Ma il promotore non si accontenta di questo e nel corso di pochi anni disegna con l'aiuto di un ingegnere idraulico, Simcha Blass, e di un altro esperto, Pinchas Safir, un sistema di tubazioni da est a ovest e da nord a sud, per portare l'acqua là dove il territorio è arido. Il sistema cresce rapidamente e la società Mekorot diventa un elemento portante della penetrazione ebraica in Palestina. L'acqua potabile si diffonde in reti e si ramifica; in giù arriva al Megev del Nord; in su capta acqua dai fiumi; si allunga fino a Gerusalemme, con tubazioni sempre più robuste; la distribuzione idrica raggiunge molti se non tutti i kibbutz e di conseguenza Mekorot diventa indispensabile per la sopravvivenza ebraica e al tempo stesso una potenza politica oltre che economica. Come si dirà più avanti, per tutto il periodo che precede la nascita dello stato di Israele la linea prevalente è quella dell'"acqua abbondante". E' in questo clima politico prima ancora che tecnico che Mekorot si sviluppa.

Nel 1948, il suo fondatore e capo diventa ministro dell'agricoltura a fianco di Ben Gurion,vero e proprio padre fondatore, nel primo governo di Israele che ha vinto la guerra e ottenuto dal concerto delle nazioni e poi dall'Onu, tre quarti del territorio di Palestina. Nei dieci anni successivi Eshkol ricoprirà il ruolo decisivo di ministro delle finanze e infine nel 1963, quando Ben Gurion lascia il partito laburista e fonda il Rafi, quello di premier e ministro della difesa. Nel 1967, poco prima della Guerra dei sei giorni, Eshkol lascia a un esponente del Rafi, Moshe Dayan il ministero della difesa: le alte sfere militari non lo ritengono capace di comandare l'esercito in guerra. E' ancora primo ministro, Levi Eshkol, quando muore nel 1969.

E' trascorso ormai un trentennio dalla fondazione dell'impresa idrica. Il successo politico di Levi Eshkol è causa ed effetto dell'importanza della sua creatura, Mekorot, nella vicenda complessiva di Israele, le guerre, la conquista della terra tramite l'acqua, la solidarietà attiva tra i coloni sparsi e la politica delle città nascenti e anche la dialettica tra di loro. Proprio quella descritta da Amos Oz nel suo "Unapace perfetta" romanzo sugli anni che precedono la Guerra dei sei giorni e pubblicato nel 1981.

L'impresa idrica è in sostanza una struttura portante dello stato. Da un punto di vista economico, l'azione di Mekorot diventa troppo costosa per dei "privati"e allora lo stato di Israele rileva la compagnia dell'acqua dalle Agenzie e dall'Organizzazione sindacale che l'hanno fondata. In effetti il nodo tra conquista della terra e scelte idriche è inestricabile. A volte sembra che la conquista, nella terra e nell'acqua, e la gestione, militare e civile, successiva siano discusse e decise prima nel consiglio di amministrazione della società e solo dopo alla Knesset e al Consiglio dei ministri. Pur essendo divenuta proprietà integrale dello stato, gestita attraverso questa o quella struttura ministeriale, si potrebbe formulare l'ipotesi che non sia la società partecipata a svolgere disciplinatamente il compito richiesto, ma sia piuttosto il consiglio di amministrazione di Mekorot a decidere: una specie di gabinetto ombra che sceglie, in forte o totale autonomia, le cose possibili e rinvia quelle che non si possono fare e quindi determina in buona misura per mezzo del rubinetto dell'acqua, il controllo idrico, la politica coloniale e i nuovi insediamenti.

2. Mekorot, impresa idrica di punta

L'ultimo quarto del XX secolo e il decennio seguente hanno visto l'affermazione forte del capitalismo finanziario dentro e sopra l'economia globale. Anche per Israele le conseguenze sono state rilevanti e hanno colpito in modo emblematico la società Mekorot. Alla società Mekorot, per dirla in una frase, è chiesto di entrare a tutti gli effetti nel circuito capitalistico. Essa è diventata, come si è notato, proprietà diretta dello stato di Israele che l'ha attribuita ai ministeri dell'agricoltura e delle finanze. Ora però l'acqua è diventata una spesa opprimente in cui, a poco a poco, una parte del capitalismo israeliano prevede di affogare.

"All'origine delle difficoltà vi è il fatto che Mekorot ha agito per molti anni sulla base del cost-plus, con il governo che copriva la differenza tra gli incassi e la spesa per mezzo di un sussidio". Così un passo dedicato a Mekorot nell'indagine, lunga e meticolosa, della Knesset. In altre parole si era appurato che il prezzo dell'acqua era fissato sulla base dei costi politici di produzione, caricati di un utile e non sul prezzo di mercato. Il motivo dello scarto tra incassi ed entrate era che nonostante la copertura del 60% abbondante della domanda di acqua che la compagnia dell'acqua garantiva e nonostante che per questo la società fosse ritenuta una sorta di monopolio, in verità essa non aveva alcun controllo, come non ne ha ora, sul prezzo dell'acqua, tanto più che il prezzo corrente non era - e non è - tale da coprire i suoi costi. Inoltre, nota sempre la relazione della Knesset, nel corso degli anni il capitale si era consumato. E non poteva essere altrimenti dal momento che nel glorioso passato i bilanci della compagnia non calcolavano ammortamenti e costo del capitale ed era il governo (o la direzione dell'impresa, travestita da governo) che decideva della grandezza dei piani di sviluppo e dei bilanci relativi.

La situazione finanziaria di Mekorot fu sistemata nel 1993, attraverso un accordo tra la compagnia e i ministeri delle finanze e dell'agricoltura. Mekorot fu dotata di un capitale di un miliardo di Nis sulla base della presunzione che tanto avrebbe saputo raccogliere sul mercato se mai fosse andata in borsa; e si decise anche che i costi del capitale sarebbero stati messi in bilancio quando si fossero stabiliti i prezzi dell'acqua. Tre anni più tardi, nel 1996, si dà una nuova forma alla società, anche per ripartire meglio costi e responsabilità, linee di comando e strategie. C'è una Mekorot Holdings di totale proprietà dello stato dalla quale dipendono tre società: Mekorot Assets, Mekorot Water Supply e Mekorot Enterprises; mentre Assets che gestisce il National Carrier o Canale nazionale e i collegamenti che attraversano anche la "Linea verde" è una compartecipazione al 50% di Stato e Holdings, le altre due società: Water Supply ed Enterprises sono di totale proprietà di Holdings e hanno il compito di gestire la distribuzione dell'acqua ai consumatori l'una e di operare nel mercato aperto degli impianti di depurazione, dissalazione, ecc., l'altra.

Come si può capire anche da questo "organigramma", il ruolo fondante e pionieristico-eroico della Mekorot della prima ora è finito nel dimenticatoio. Essa non è più una colonna del sionismo originario. Si tratta ormai di una società che fornisce l'acqua alle attività urbane, industriali e agricole di un paese avanzato e capitalistico che non accetta più il pressapochismo dei pionieri. Una società come le altre che è criticata come tutte dalle opposizioni parlamentari, accusata di privilegi e consorterie e perfino di malaffare. Si pretendono conti precisi all'ultimo Nis e un profitto che possa remunerare l'attività. Dopo di allora i rapporti tra stato e società sono altalenanti e imprecisi: si traccia un nuovo accordo, si rifanno i conti ripianando il bilancio ogni tre mesi, l'apporto dello stato si riduce da 600 a 100 milioni di Nis l'anno e nella discussione generale Mekorot sopporta accuse assolutamente tipiche di ogni società pubblica sotto l'attacco del mercato. E' accusata di un eccesso di personale, oltre tutto "il meglio pagato dello stato se si escludono gli elettrici", e questo comporta un tagli di due terzi e oltre degli addetti ora ridotti a 1.600. Mekorot risponde alle accuse assicurando che gli straordinari, inevitabili, sono l'elemento di costo elevato e che in ogni caso il costo del lavoro è inferiore del 10 % della spesa complessiva per l'acqua.

La controversia non era finita, ma soltanto spostata su di un altro piano: La società pubblica doveva soltanto occuparsi di portare acqua potabile e di gestire gli acquedotti esistenti oppure poteva prendere anche impegni relativi allo smaltimento e il riuso delle acque nere e soprattutto entrare nel business molto attraente della dissalazione? A Israele serve molta più acqua di quanta possa trarne deviando il Giordano e sfruttando le falde - non sue - della montagna. Inoltre l'acqua per l'agricoltura non deve di necessità essere potabile. Con certe cautele, può essere acqua riciclata o ripulita dal salmastro. L'antica gloria d'Israele, Mekorot deve continuare a fare il lavoro di sempre: canalizzare l'acqua, portarla alle città e ai coloni, distribuirla fino ai rubinetti,oppure deve anche assumere il compito di produrne, prendendola nel mare, nelle paludi, nelle fogne, nelle bonifiche?

Alla fine di una snervante discussione parlamentare, durata anni e che in qualche forma coinvolge anche il concetto che Israele ha di sé delle proprie origini sioniste e del proprio futuro capitalista o semisocialista, passa un piano di sviluppo nel 2002 che assegna 17 miliardi di Nis alla sistemazione idrica di Israele. Mekorot dopo lungo battagliare ottiene metà dello stanziamento, 9,6 miliardi per la precisione, quanto a dire un miliardo l'anno, per la durata decennale del piano. I contrasti tra governo ufficiale e gruppo dirigente della società non si risolve per molti anni. Il problema principale diventa la costruzione dell'impianto di dissalazione di Ashdod, a fianco di una centrale elettrica. Mekorot vanta il relativamente piccolo impianto di Eilat, sul Mar Rosso, magnificato come il primo impianto a osmosi inversa. Più a nord di Ashdod, lungo la costa del Mediterraneo, sono entrati in funzione altri impianti; il principale è gestito direttamente da Veolia, l'antica Vivendi e prima ancora Société Générale des Eaux, capofila della cultura dell'acqua francese. Saranno dunque i francesi a conquistare spazi nel business gigantesco e in crescita della dissalazione? I francesi metteranno il piede in Eretz Israel? Prevarranno il capitalismo privato e la finanza internazionale?

Israele: impianti di dissalazione di acqua marina (milioni di metri cubi annui - Mmc)
Località Concessionaria Esecuzione Volume d'acqua Mcm
Ashkelon VID Inizio produzione 2005 108 nel 2008, 120 nel 2011
Palmachin VIA MARIS & TAHAL BOO Inizio produzione 2007 43 nel 2008, 45 2011
Hadera VEID2009 BOT Inizio produzione 2009 115 nel 2010, 127 nel 2011
Ashdod Mekorot Consorzio Ivm (Minrav Hold di Israele e SADYT di Spagna) operativo nel 2012 100
Sorek IDE e Hutchison Water BOT Inizio costr. Nel 2010 operativa a metà del 2013 per 150 Mcm 75-100 nel 2013; 150-300 nel 2014

Vid: Veolia Environment (Water) con Ide Technologies
Veid: Veolia Environment (Water) con Ide Technologies ed Elran
(A.Tenne Head, Desalination Israel Water Authority, Ministero dell'interno)

3. Mekorot in Palestina

Tra Israeliani e palestinesi, della West Bank e di Gaza, la differenza di reddito è 18 : 1; la disponibilità di acqua potabile è 4 : 1 e quella di acqua per gli usi agricoli è 5 : 1, tutto questo almeno secondo i dati della Banca mondiale nel Rapporto del 2009. L'acqua ha un valore decisivo per determinare la differenza di reddito e l'acqua è amministrata in larga misura, per gli uni e per gli altri, dall'impresa Mekorot, ora società di capitali, di totale proprietà dello stato israeliano. Mekorot ha costruito negli anni 60 il canale che trae l'acqua dal bacino del Giordano, pompa gran parte dell'acqua delle falde montane, produce e distribuisce la maggioranza dell'acqua agli israeliani delle città e dei campi; rifornisce inoltre per intero gli insediamenti dei coloni israeliani nella West Bank, raggiungendoli spesso con acquedotti.

Dalle forniture di Mekorot dipende anche direttamente poco meno di metà della popolazione palestinese urbana della West Bank, mentre la metà meno fortunata e più assetata dipende dalle alterne vicende di pozzi, cisterne ed esose autobotti e in sostanza vive con la sete continua. In notevole misura essa deve, come la popolazione interamente rurale, sottostare ai vincoli militari e burocratici dell'occupazione israeliana e temere continuamente gli interventi discriminatori, polizieschi, prepotenti e spesso arbitrari nonché in contrasto con la stessa pur parziale legge di occupazione israeliana . La politica di Mekorot verso i palestinesi sembra oscillare tra due atteggiamenti contrastanti: meglio trattarli come nemici da cacciare o come sudditi-clienti da sfruttare?

I programmi industriali odierni prevalenti di Mekorot, devono tenere conto delle crescenti esigenze e del contemporaneo stress idrico delle falde, sempre in debito di ricarica e perciò prossime all'esaurimento e inquinate. Così, una volta accantonato il piano, politicamente inattuale, di importare acqua dalla Turchia con un acquedotto ad hoc, rimangono la dissalazione dell'acqua marina e di quella salmastra delle lagune e delle paludi per immetterle, una volta lavorate e addolcite, nella canalizzazione potabile; ci sono inoltre il trattamento e la riabilitazione delle acque fognarie per l'agricoltura, anche se i contadini palestinesi sono restii a farne uso. Infine si discute della possibilità di scavare un canale lungo 260 chilometri per portare l'acqua del Mar Rosso al Mar Morto, ricavare energia idroelettrica dai quattrocento metri di dislivello, ridurre la salinità del secondo, immettendovi acqua di mare e aumentarne il livello.

Mekorot si descrive nella cartina acclusa. L'aspetto che occorre rilevare è la mancanza di ogni traccia di confine tra Israele e West Bank. Quest'ultima non esiste, ma è tutto il disegno che sembra descrivere un altro mondo. La città sede del governo palestinese, Ramallah, poco a nord di Gerusalemme, raggiunta dall'acquedotto di Mekorot, è indicata nel piano pubblicato dalla società come un insediamento coloniale (settlement); e in effetti nelle vicinanze ve ne è uno rilevante.

L'opera più rimarchevole di Mekorot è il Canale nazionale. Esso ha una portata di 1,7 milioni di metri cubi al giorno; ed è lungo 130 chilometri. Secondo gli studi di Walter Clay Lowdermilck, segnati da un'impostazione sionista, deviando l'acqua del Giordano si poteva dare rifugio e vita a 4 milioni di ebrei. E' stato progettato dall'impresa Tahal a partire dal 1952 e costruito da Mekorot nel decennio successivo: il canale, ricco di stazioni di pompaggio, condotte forzate, deviazioni, ecc. è completato nel 1965, dopo molti rinvii e discussioni, interne e internazionali. Tanto Ben Gurion capo del governo nel 1954 che Levi Eshkol suo successore al potere, nel 1964, lo hanno fortemente voluto in funzione dell'uso agricolo; e solo per una parte residuale, un quinto, in funzione delle esigenze di acqua potabile. L'idea dei padri fondatori si è mantenuta pionieristica e kibbutziana per un lungo periodo.

Occorre dire che all'interno dello stesso schieramento sionista si combatterono due posizioni ideologiche in relazione all'acqua e di conseguenza alla impresa-istituzione che aveva il compito di occuparsene, Mekorot. Dapprima prevalse la convinzione che l'acqua fosse molto abbondante e potesse dissetare e offrire i frutti della terra a molti milioni di persone capaci, sobrie e intraprendenti (non impigrite come gli arabi). Del resto la Bibbia aveva parlato chiaro. Poi, una volta nato Israele, negli anni '50 si affermò l'idea opposta: l'acqua era scarsa e andava conquistata e difesa a tutti i costi. Sul piano pratico lo scontro ebbe conseguenze importanti. Prese la forma attuale il Canale nazionale, all'inizio tirato da tutte le parti e ci si convinse che l'acqua di falda era insufficiente ed era necessario aggredire il Giordano. Il problema era complicato anche dalle nuove esigenze della popolazione. Serviva acqua per gli usi civili e industriali e quindi l'uso idrico legato in prevalenza all'agricoltura era superato dai tempi. In effetti dal '90 almeno metà della portata del Canale nazionale è per fornire acqua potabile e al 2010 la percentuale è salita all'80%. La popolazione è molto cresciuta e ancora più rapidamente sono aumentate le sue esigenze di vita cittadina e confortevole.

Deviare l'acqua del Giordano era insopportabile per gli arabi e soprattutto un furto di vita per le popolazioni di Cisgiordania e Transgiordania. Il Canale trasformava fertili colline in aride distese di sassi e sabbia. Solo in seguito alla pace del 1994 tra Giordania e Israele, un accordo previde, in forma di risarcimento, l'impegno di ritrasferire 50 milioni di metri cubi annui al bacino del fiume.

La costruzione del Canale nazionale con la sottrazione dell'acqua dal Giordano provocò dunque grande ira nel modo arabo. L'Olp attaccò il canale in costruzione riuscendo a impedire o rallentare il proseguimento dei lavori; in ritorsione, Israele attaccò Hussein di Giordania per spingerlo a mettere in atto una pressione sull'Olp. Poi gli arabi adottarono un'altra strategia e cominciarono a costruire deviazioni che avrebbero tolto a Israele un buon terzo dell'acqua del Giordano di cui intendeva usufruire. A conti fatti a Israele sarebbe mancato il 12 % dell'acqua ritenuta necessaria. I primi cantieri arabi sono del 1965, si susseguono scorrerie di carri israeliani e bombardamenti aerei sempre più massicci per interrompere i lavori, finché nel 1967 arriva la soluzione finale. La Guerra dei sei giorni, oltre che mettere il Canale nazionale al sicuro, e conquistare la Cisgiordania, porta Israele al possesso delle alture siriane del Golan e quindi delle principali fonti del Giordano.

A questo punto può essere utile vedere la cartina del Canale nazionale. E' Mekorot che si descrive nella cartina acclusa.

Mekorot si descrive nella cartina: canali, maggiori e minori, stazioni di pompaggio, pozzi, impianti di ogni genere e forma, sistemi di fognatura e di trattamento dell'acqua lurida. Quello che manca è ogni traccia di confine tra Israele e West Bank. Quest'ultima non esiste, è tutto territorio di Israele, anzi del Canale nazionale, sul quale territorio (dentro il quale, sotto il quale, sopra il quale) la grande impresa può agire di concerto con l'autorità militare, anzi con la sua branca che ironicamente si chiama Amministrazione civile. La città sede del governo palestinese, Ramallah, poco a nord di Gerusalemme, raggiunta dall'acquedotto di Mekorot è indicata nel piano pubblicato dalla società come un insediamento coloniale (settlement); e in effetti nelle vicinanze di Ramallah ve ne è uno rilevante. I canali minori che non sono collegati con il Canale nazionale si riforniscono pompando acqua dalle falde palestinesi, quelle la cui acqua è attribuita dagli accordi di Oslo.

Al termine della Guerra dei sei giorni Israele "assunse il controllo delle risorse idriche" creando un rete per rifornire gli insediamenti, collegata con quella di Mekorot. "i diritti all'acqua della West Bank furono abrogati, inclusi quelli relativi al fiume Giordano. Il quantitativo che Mekorot offre agli insediamenti dei coloni è stimato ufficiosamente in circa 75 milioni di metri cubi di cui 45 sono prodotti da pozzi controllati da Israele o da coloni all'interno della West Bank". Cos' il Rapporto della Banca mondiale.

Mekorot ha anche un ruolo ufficiale negli accordi di Oslo tra Israele e Autorità palestinese che all'articolo 40 regolano la divisione dell'acqua tra le due parti. E' previsto un sistema di governance condiviso.

E' sempre la banca mondiale a riassumere così gli impegni reciproci che le due parti hanno assunto:

  • cinque anni di interim durante i quali agisce un Comitato idrico congiunto (Joint Water Committee) che sovrintende alla direzione degli acquiferi mediante decisioni consensuali;
  • entrambe le parti ricevono un'assegnazione di quantità specifiche di acque sottostanti entrambi i territori;
  • la parte dei palestinesi della West Bank è di un quarto di quanto assegnato a Israele e ai coloni;
  • è prevista un'assegnazione provvisoria di altri 28,6 Mmc (milioni di metri cubi) per le necessità dei palestinesi; quantitativo risultante da nuovi pozzi o dalla rete di Mekorot ;
  • la stima delle "future necessità" per i palestinesi della West Bank è determinata in 70-80 Mmc.

Il prelevamento idrico effettivo di parte palestinese si è ridotto per motivi materiali, come l'abbassamento della falda freatica, l'inquinamento e la conseguente maggiore profondità da raggiungere che si scontrano con le proibizioni di ordine militare a farlo. In altre parole, mentre i coloni possono scendere in profondità con i loro pozzi, l'autorità civile-militare impedisce di fare lo stesso ai palestinesi, adducendo motivi di possibile inquinamento della falda e motivi di sicurezza.

La compagnia israeliana copre ormai metà della domanda palestinese, in parte con allacciamenti all'acquedotto e i parte con vendite dirette dai pozzi amministrati o dalle cisterne. Nel 2009, sempre secondo le rilevazioni contenute nel Rapporto della Banca mondiale, un terzo delle comunità palestinesi comprendenti un decimo della popolazione erano prive di allacciamenti alla rete. Di conseguenza l'acqua disponibile era non solo, come si può capire, assai scarsa, ma anche molto costosa, anche quattro volte più cara di quella della rete. Anche lo smaltimento delle acque luride lascia a desiderare e solo un terzo della popolazione vive in località connesse con un sistema di fognature. Per mancanza di investimenti e per ritardi amministrativi e divieti politici. Si calcola che 25 Mmc siano annualmente scaricati in 350 luoghi, senza che vi sia alcun sistema di filtraggio e trattamento dei liquami. Le città sono spesso oppresse dagli odori nauseabondi e dall'inquinamento delle falde; d'altro canto gli agricoltori palestinesi sono preoccupati all'idea di usare acqua trattata dagli israeliani di Mekorot; arrivano in alcuni casi a preferire la loro acqua lurida resti senza trattamento per essere sicuri che non sia Mekorot a farlo perché poi rimetterebbe in circolo idrico il prodotto delle loro fogne.

West Bank: Offerta di acqua per uso M&I (municipale e industriale) secondo l'origine 2000-2007 (Mmc)
Fonte Anno 2000 Anno 2007
Milioni metri cubi % Milioni Metri cubi %
Pozzi municipali 16,5 25 19,8 24
Pozzi Pwa * 2,9 4 9,7 12
Pozzi Jwu ** 1,9 3 2,8 3
Sorgenti 5,4 8 5,4 6
Pozzi agricoli 2,9 4 2,9 3
Wbwd *** 11,5 18 7,5 9
Mekorot 21,9 34 38,1 45
Insediamenti 2,0 3 (2,0) (2)
Totale 65,1 100 84,2 100

*Pwa: Palestinian Water Authority
**Jwu: Jerusalem Water Undertaking
***Wbwd: West Bank Water Department


*. Versione provvisoria. Novembre 2011.