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    <title></title>
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    <description>I Quaderni Jura Gentium sono editi in collaborazione fra l’editore Giangiacomo Feltrinelli e Jura Gentium. &lt;br/&gt;Temi centrali dei Quaderni sono la storia e la filosofia del diritto internazionale, i problemi della pace e della guerra nell’era della globalizzazione, la dottrina dei diritti umani e in particolare dei diritti delle donne, il confronto fra le civiltà, gli sviluppi contemporanei della cultura arabo-islamica, la questione mediterranea, il fenomeno migratorio.&lt;br/&gt;Responsabile della collana è Danilo Zolo, coadiuvato da Luca Baccelli, Emilio Santoro e Lucia Re.&lt;br/&gt;Grazie ad un accordo con l'editore Giangiacomo Feltrinelli, in questa sezione viene offerta ai lettori di Jura Gentium una selezione dei testi pubblicati o in corso di pubblicazione, accompagnata da una presentazione e da una discussione collettiva. Inoltre, i lettori di Jura Gentium potranno godere dello sconto sul prezzo dei volumi acquistati direttamente on-line cliccando sul logo laFeltrinelli.it.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>1. L’alito della libertà</title>
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      <pubDate>Thu, 1 Jan 2099 00:01:35 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/2629406.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Media/object026_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:182px; height:272px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;In questo volume Danilo Zolo raccoglie gli scritti che per circa vent'anni - dal 1985 al 2004 - ha dedicato al pensiero politico e giuridico di Norberto Bobbio. In appendice l'autore pubblica una selezione delle lettere inviategli da Bobbio nel corso di oltre un ventennio, dal 1976 al 1999, qui presentate con un ampio corredo di note esplicative che ricostruiscono i contesti storici e culturali dell'espistolario. La loro pubblicazione, scrive Zolo, intende essere un omaggio affettuoso alla memoria di Bobbio ed anche un contributo a favore di chi in futuro si occuperà di storia della cultura italiana nella seconda metà del Novecento.&lt;br/&gt;A partire dai primi anni settanta, Norberto Bobbio è stato per Zolo un importante punto di riferimento intellettuale e morale. Egli dichiara che la sua lezione di pensatore rigoroso e appassionato nello stesso tempo, attento alla vicende della vita politica e testimone esemplare di impegno civile, ha lasciato in lui una traccia profonda. Per un verso Zolo ha condiviso il fastidio che Bobbio provava per la pedanteria degli accademici, per la loro pigra indifferenza di fronte alle tragedie del mondo. Per un altro verso, ha sempre avvertito il bisogno di riflettere sulle vicende umane con un certo distacco, con lo sguardo proiettato, come Bobbio ha scritto in De senectute, verso l'immensità dello spazio e l'infinità del tempo, consapevole della precarietà dell'intera vicenda umana, non solo della vita personale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Zolo dichiara di aver letto, studiato e assimilato le principali opere filosofico-politiche di Bobbio, da Politica e cultura, del 1955, a Quale socialismo?, del 1976, a Il futuro della democrazia, del 1984. Ciò che lo ha affascinato in queste opere, come nell'impegno civile di Bobbio, è stato il suo &amp;quot;stile di pensiero&amp;quot; sobrio, austero e indipendente, che rifletteva quelli che Bobbio aveva chiamato &amp;quot;i frutti più sani della tradizione intellettuale europea&amp;quot;: l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.&lt;br/&gt;A partire dal 1974 Zolo ha intrattenuto con Bobbio una fitta corrispondenza epistolare che si è diradata soltanto negli ultimi anni della sua vita. Nel corso di trent'anni Bobbio e Zolo si sono scambiati decine di messaggi in cui hanno discusso prevalentemente le tesi sostenute da Bobbio nei suoi libri e nei suoi saggi e, talora, le tesi espresse da Zolo nei suoi libri. Al centro della corrispondenza sono stati i temi della democrazia, dell'ordine internazionale, della pace e della guerra. Molto intensa è stata la discussione di uno dei libri di Zolo, Cosmopolis, che in prima lettura Bobbio aveva duramente criticato, ma che poi aveva fatto oggetto di un'attenta riflessione. Da &amp;quot;cosmopolita impenitente&amp;quot; - come Bobbio si autodefiniva argutamente -, Bobbio non condivideva le tesi anti-universalistiche di Zolo, ma riteneva comunque utile discuterle con lui. In un caso, a proposito della guerra del Golfo del 1991, lo scambio epistolare si trasformò in discussione pubblica, sulle pagine dei quotidiani, assumendo a tratti toni vivacemente polemici.&lt;br/&gt;In particolare alcune lettere di Bobbio sono di notevole rilievo storico e teorico. Fra queste si segnala la lettera del febbraio 1991, nella quale Bobbio rivede la sua iniziale approvazione etica e giuridica della guerra voluta dagli Stati Uniti contro l'Iraq di Saddam Hussein. Di notevole interesse storico è anche la lettera del 7 luglio 1992, nella quale Bobbio esprime il suo profondo disagio per la campagna scandalistica orchestrata contro di lui nel giugno 1992 da Panorama. Il settimanale aveva pubblicato una lettera da lui inviata a Mussolini l'8 luglio 1935, quando aveva 25 anni, per chiedere che venisse cancellata un'ammonizione che gli impediva di presentarsi a un concorso universitario. La lettera contiene una testimonianza di prima mano della condizione degli intellettuali e dei docenti universitari sotto il regime fascista. Bobbio stesso era già stato incarcerato a Torino perché sospettato di collusione con il gruppo antifascista Giustizia e libertà e lo sarebbe stato una seconda volta, a Padova, nel 1943, per attività clandestina.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Importanti sul piano teorico sono inoltre le lettere del 1 aprile 1996 e del 19 marzo 1997 nelle quali Bobbio, discutendo le tesi sostenute da Zolo in Cosmopolis, esprime il suo punto di vista sulla teoria delle relazioni internazionali, sulle ragioni antropologiche della violenza e sul tema della pace e della guerra. Di grande interesse sono infine le valutazioni, talora molto critiche, che Bobbio esprime nei confronti di alcuni autori italiani e stranieri, come, ad esempio, Louis Althusser, Biagio De Giovanni, Giovanni Sartori, Niklas Luhmann, Gunther Teubner, Domenico Losurdo.&lt;br/&gt;Quanto a Giovanni Sartori, Bobbio condivideva in larga parte, da filosofo della politica quale era, le ragioni dell'atteggiamento critico di Zolo. Approvava in generale l'idea della grave insufficienza epistemologica della &amp;quot;scienza politica&amp;quot; statunitense, che Sartori aveva preteso di importare in Italia. E non esitava a fare propria l'espressione &amp;quot;tragedia della scienza politica&amp;quot; che Zolo avevo ripreso dal volume di David Maria Ricci, The Tragedy of Political Science. Anche Bobbio riteneva che la più recente produzione di Sartori fosse scarsamente originale e rifiutava soprattutto - e aveva censurato anche pubblicamente - il suo&amp;quot; anticomunismo viscerale&amp;quot;. Nel corso di un convegno, organizzato da Sartori alla Columbia University nel 1986, Bobbio aveva trovato tanto &amp;quot;visceralmente indisponente&amp;quot; l'anticomunismo di Sartori che in chiusura del convegno, davanti al pubblico dell'Istituto italiano di cultura di New York, aveva espresso vivacemente il suo dissenso meritandosi il caloroso applauso dell'uditorio.&lt;br/&gt;Complessivamente emerge da questa raccolta di lettere un'immagine di Bobbio piuttosto inconsueta: è l'immagine di un grande intellettuale che all'inesorabile severità con cui giudica se stesso, anzitutto, e poi i suoi interlocutori, aggiunge una profonda sensibilità umana, bontà e modestia. È un'immagine che molti ignorano, conservando la memoria di un docente universitario compassato, rigido e austero.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;ACQUISTA ON LINE &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Indice e selezione di brani del testo&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	Presentazione editoriale&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	1. &lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/L%E2%80%99alito%20della%20liberta%CC%80%20e%20i%20rischi%20della%20democrazia.pdf&quot;&gt;L’alito della libertà e i rischi della democrazia&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	2. &lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/L%27inquietudine%20della%20ricerca,%20il%20pungolo%20del%20dubbio,%20la%20volonta%CC%80%20del%20dialogo.pdf&quot;&gt;L'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	3. Fra Machiavelli e Kant&lt;br/&gt;	•	4. L'idea di eguaglianza&lt;br/&gt;	•	5. L'empirismo di Norberto Bobbio&lt;br/&gt;	•	6. Il problema della guerra e le vie della pace&lt;br/&gt;	•	7. La teoria del diritto e il diritto internazionale&lt;br/&gt;	•	&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Prima%20che%20il%20gallo%20canti.%20Un%20dialogo%20incompiuto%20con%20Norberto%20Bobbio.pdf&quot;&gt;Prima che il gallo canti. Un dialogo incompiuto con Norberto Bobbio&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Appendice.%20Lo%20spirito%20critico.%2025%20lettere%20di%20Norberto%20Bobbio%20%5BSelezione%5D-1.pdf&quot;&gt;Appendice. Lo spirito critico. 25 lettere di Norberto Bobbio [Selezione]&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Nota%20meta-bibliografica-1.pdf&quot;&gt;Nota meta-bibliografica&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	Indice dei nomi&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Forum di discussione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Presentazioni&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Anna Maria Campanale, Norberto Bobbio e le &amp;quot;superbe fole&amp;quot; Chiudendo una conferenza sull'etica laica tenuta a Bologna nel 1983, Bobbio citava da La Ginestra di Leopardi: &amp;quot;e giustizia e pietade altra radice avranno allor che non superbe fole&amp;quot;. La citazione, a commento del problematico rapporto tra ragione e fede, suonava come un potente monito, all'uomo di ragione, di riconoscere i limiti della ragione e di guardare con rispetto alla fede, di non fare della fiducia nella ragione la fede nella &amp;quot;Dea Ragione&amp;quot;, mascherandola così con l'abito di una nuova fola, forse la più superba delle fole. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Norberto%20Bobbio%20e%20le%20%E2%80%9Csuperbe%20fole%E2%80%9D.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pietro Costa, Le promesse della democrazia e le minacce della guerra: un dialogo fra Norberto Bobbio e Danilo Zolo L'ultimo libro di Danilo Zolo (L'alito della libertà. Su Bobbio, Feltrinelli, Milano 2008) ha la struttura di un dialogo; non un dialogo virtuale con centinaia di autori (come sempre avviene), ma un dialogo reale fra due persone: Norberto Bobbio e Danilo Zolo. È innanzitutto Zolo a parlarci di Bobbio: le prime 98 pagine del libro ospitano saggi dedicati da Zolo a vari aspetti del pensiero bobbiano. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Le%20promesse%20della%20democrazia%20e%20le%20minacce%20della%20guerra.%20Un%20dialogo%20fra%20Norberto%20Bobbio%20e%20Danilo%20Zolo.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Alessandra Facchi, Un seminatore di dubbi L'interesse del carteggio e dei dialoghi pubblicati in questo volume deriva in primo luogo dal confronto delle posizioni di Norberto Bobbio e Danilo Zolo su un'ampia varietà di questioni di natura sia scientifica, sia politica. Attraverso le loro opinioni - e divergenze di opinione- prende forma un ritratto della storia intellettuale italiana che pur svolgendosi nell'ultimo trentennio del Novecento, raccoglie spirito e temi che hanno caratterizzato il dopoguerra e contiene già, in gran parte, quelli attuali. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Un%20seminatore%20di%20dubbi.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Gustavo Gozzi, L'alito della libertà L'opera che presentiamo è un libro importante e molto bello, molto coinvolgente. Importante perché ci dà conto e ci permette di ripercorrere criticamente più di vent'anni del dibattito politico-culturale italiano e non solo. Molto bello e molto coinvolgente perché è un libro &amp;quot;scientifico&amp;quot;, ma non &amp;quot;accademico&amp;quot;, ossia affronta complesse questioni teoriche senza chiudersi nella difesa delle posizioni di &amp;quot;scuole&amp;quot; o &amp;quot;accademie&amp;quot;. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/L%E2%80%99alito%20della%20liberta%CC%80.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Damiano Palano, Pensare la democrazia in una prospettiva postempiristica: appunti sul confronto tra Norberto Bobbio e Danilo Zolo «Identifico il mite con il non violento, la mitezza con il rifiuto di esercitare la violenza contro chicchessia». Le parole con cui Norberto Bobbio, nel suo Elogio della mitezza, celebrava quella «virtù non politica» - se non addirittura, come scriveva, «l'antitesi della politica» - non costituivano soltanto l'ennesimo capitolo di una lunga carriera intellettuale. In quelle pagine, Bobbio si trovava infatti a esplicitare la regola di fondo che, per molti versi, ha guidato lo studioso torinese nella sua appassionata «militanza» intellettuale per più di mezzo secolo. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Pensare%20la%20democrazia%20in%20una%20prospettiva%20postempiristica.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Marco Revelli, Il militante Bobbio. L'inquieto procedere di uno stile di pensiero L'alito della libertà di Danilo Zolo (Feltrinelli, pp. 184, euro 15) è un libro utile. Per capire la cultura del «secondo Novecento». E per meglio comprendere la figura d'«intellettuale militante» di Norberto Bobbio, ora, a cent'anni dalla sua nascita. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Il%20militante%20Bobbio.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Franco Sbarberi, Marxismo e democrazia Dall'inizio degli anni settanta Bobbio è stato per Zolo, come si legge nella Premessa del libro, &amp;quot;un punto di riferimento intellettuale e morale&amp;quot;, soprattutto per le riflessioni filosofico-politiche contenute in tre opere: Politica e cultura (1955), Quale socialismo? (1976), Il futuro della democrazia (1984). A questi tre libri fondamentali si deve, oltre al &amp;quot;carattere vivo, aperto, esplorativo&amp;quot; della ricerca di Bobbio, anche il suo &amp;quot;stile di pensiero&amp;quot;: &amp;quot;la disposizione al dialogo con l'avversario, la dignitosa sobrietà del linguaggio, la chiarezza adamantina, l'atteggiamento di austera indipendenza intellettuale&amp;quot;. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Marxismo%20e%20democrazia.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Commenti&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Francesca Borri, Solitaires, solidaires Kelseniano l'uno, fino a riconoscersi un &amp;quot;cosmopolita impenitente&amp;quot;, schmittiano l'altro, mediterraneo, e impertinente - l'architettura di un mondo in cui nessuno infine sarà straniero, o forse al contrario, la pratica difficile dell'irriducibile varietà della bellezza, quella saggezza senza domani in cui ognuno è emigrante, e straniero allo specchio, persino a se stesso - ma cosa mai avevano da dirsi, Norberto Bobbio e Danilo Zolo? [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Solitaires,%20solidaires.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Arturo Colombo, Fra le lettere di Bobbio Il volume di Danilo Zolo si intitola &amp;quot;L'alito della libertà&amp;quot;, perché esplicitamente si richiama a un passo, molto noto e molto significativo, di uno dei libri-chiave di Bobbio, &amp;quot;Politica e cultura&amp;quot; del 1955, dove si legge che &amp;quot;ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo - spiega Bobbio - quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere&amp;quot;. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Fra%20le%20lettere%20di%20Bobbio.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tommaso Greco, Alla ricerca della pace La raccolta di saggi che Danilo Zolo ha appena pubblicato con Feltrinelli ha di fatto inaugurato, insieme all'Introduzione a Bobbio di Pier Paolo Portinaro (ed. Laterza), le celebrazioni per il centenario della nascita del filosofo torinese. Particolarità interessante del volume di Zolo è che insieme ad alcuni saggi usciti in varie riviste tra il 1985 e il 2004, il volume contiene anche una scelta delle lettere che Bobbio ha inviato a Zolo tra il 1976 e il 1999. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Alla%20ricerca%20della%20pace.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Walter Magnoni, Le lettere di Bobbio Le mie considerazioni circa le venticinque lettere inedite, pubblicata da Danilo Zolo, vorrebbero semplicemente evidenziare come nel tempo l'incipit e il saluto finale hanno subito delle modifiche. Infatti si passa dall'informale uso del cognome (Caro Zolo), a quello più confidenziale del nome (Caro Danilo); questo avviene solo nella lettere degli ultimi anni (1997-1999). Allo stesso modo anche il finale subisce modifiche, lasciando intravedere una progressiva confidenza: dal &amp;quot;cordialmente&amp;quot; si giunge all'&amp;quot;affettuosamente&amp;quot;, lo stesso dicasi per la firma, dall'uso del nome e cognome al solo nome, come si addice tra amici. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Le%20lettere%20di%20Bobbio.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Giovanni Mari, Un modello di dialogo &amp;quot;Ho già avuto modo di dire che se è vero che le tue tesi [...] non mi hanno convinto [...] mi hanno però indotto a riflettere a lungo&amp;quot;. In poche parole Bobbio esplicita il tipo di legame che intrattiene con Zolo, rispecchiato da Zolo, e che circola in tutto il libro. Un legame che presuppone una diversità capace di incrociare snodi essenziali della ricerca, e che per questo diviene ricerca comune. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Un%20modello%20di%20dialogo.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Maria Chiara Pievatolo, L'alito della libertà: filosofia, politica e retorica La terza parte del volume di Giuliano Marini sulla filosofia politica di Kant, dedicata all'ordine internazionale, si chiude con una citazione dall'articolo segreto per la pace perpetua. Perché Marini ha sentito la necessità di condividere con Bobbio queste parole di Kant? Kant, nel 1795, stava prendendo le distanze dal Platone di Resp. 473d ss.: anche se - o, meglio: proprio perché - crediamo fortemente nel primato della ragione filosofica, dobbiamo rifiutare di mescolare la filosofia con il potere, per evitare che gli argomenti della forza si confondano con quelli della ragione. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/L%E2%80%99alito%20della%20liberta%CC%80-%20filosofia,%20politica%20e%20retorica.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Mario Ricciardi, Militante della libertà A quattro anni dalla morte, avvenuta nel gennaio del 2004, sono in molti ad avvertire la scomparsa di Norberto Bobbio come una perdita personale. L'autorevole studioso, una delle figure di maggior rilievo della cultura italiana del dopoguerra, è stato per un gran numero di lettori anche un punto di riferimento morale, un esempio di come sia possibile essere profondamente coinvolti dagli eventi del proprio tempo senza perdere la lucidità di giudizio e il rispetto per la verità. Per coloro - e sono tanti - che ne avvertono la mancanza, la pubblicazione de L'alito della libertà. Su Bobbio di Danilo Zolo è una felice opportunità per ascoltare ancora la voce del filosofo torinese. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Militante%20della%20liberta%CC%80.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Silvia Vida, L'intellettuale e la storia Norberto Bobbio ha testimoniato con la sua opera l'atteggiamento critico dell'intellettuale accademico che non mostra alcuna condiscendenza, alcuna accettazione passiva, corporativa o acritica delle dottrine del proprio campo - bensì un sano scetticismo e una giusta diffidenza nei confronti delle idee consolidate. Ma si è anche caratterizzato per un acuto senso critico nei confronti del sistema politico più ampio, di cui anche l'accademia è parte, uscendo da essa e mostrando come lo studioso può avere un marcato senso della vocazione intellettuale: per questa non esistono canoni disciplinari o chiare regole, se non l'impegno e la coerenza coi propri principi e, soprattutto, il senso della storia. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/L%27intellettuale%20e%20la%20storia.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Gianfrancesco Zanetti, Le lettere di Bobbio all'amico realista Le venticinque lettere di Norberto Bobbio a Danilo Zolo pubblicate in appendice al volume L'alito della libertà costituiscono una lettura di notevole interesse, e per più di un motivo. Traspaiono in esse alcuni aspetti ben noti (e altri meno conosciuti) dei due autori: il rigore, ma anche la cordialità umana e terrestre di Bobbio, in contrasto con lo zelo un po' severo di Zolo; l'umorismo garbato e come trattenuto del Maestro torinese, e il bellicoso gusto per la dura critica del suo corrispondente. È un peccato non poter leggere anche le lettere di Zolo, ma ci sono note esplicative che aiutano molto. [&lt;a href=&quot;Voci/2099/1/1_1._Lalito_della_liberta_files/Le%20lettere%20di%20Bobbio%20all%E2%80%99amico%20realista.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href=&quot;mailto:segreteria@juragentium.unifi.it/&quot;&gt;Per inviare altri commenti&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; </description>
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      <title>2. Il diritto di uccidere&#13;</title>
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      <pubDate>Wed, 1 Jan 2098 00:02:31 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/costa.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Media/object027_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:182px; height:272px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Perché un altro libro sulla pena di morte? Non solo perché alcuni Stati continuano ad affermare il loro 'diritto di uccidere', ma anche perché la pena di morte ci appare come un problema tuttora complesso e sfuggente, nonostante il grande rilievo dato ad esso nel dibattito politico-giuridico contemporaneo. Tutti i saggi accolti nel volume, infatti, si misurano con la natura enigmatica della pena capitale: una pena antichissima e ancora attuale; una pena che affonda le radici nei momenti più arcaici della nostra storia, ma continua ad essere proposta come un indispensabile strumento di salvaguardia dell'ordine; una pena che attraversa l'intera storia dell'Occidente, ma è conosciuta e praticata anche da culture lontanissime dalla nostra.&lt;br/&gt;L'obiettivo del libro è non tanto offrire un'informazione dettagliata sul presente e sul passato della pena di morte, quanto sollecitare domande e mettere in discussione presunte certezze. Traspare dal dibattito fra 'abolizionisti' e difensori della pena di morte il decisivo problema del fondamento e delle modalità di impiego della violenza 'legittima'. Proprio per questo, riflettere sulla pena di morte è un compito attuale e impegnativo. È un compito attuale perché infliggere la morte come pena, lungi dall'essere un residuo del passato, è una possibilità sempre aperta, una tentazione presente anche nelle nostre società. È un compito impegnativo perché può essere assolto solo da chi tenti di risalire dagli effetti alle cause per mettere in questione una tendenza di cui il nostro presente offre inquietanti testimonianze: la tendenza ad adottare antiche e persistenti strategie di disumanizzazione dell'altro; la tendenza a inventare sempre nuove, minacciose figure di estraneità e a trasformarle nelle nostre prossime vittime sacrificali.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pietro Costa, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Introduzione.pdf&quot;&gt;Introduzione&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;ACQUISTA ON LINE &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Selezione antologica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In questa sezione il curatore del volume propone una originale antologia selettiva di brevi passi ricavati dai testi del volume, con la sola eccezione dei saggi di Abdullahi Ahmed An-Na'im, Pejman Abdolmohammadi, Lu Jianping e William A. Schabas, che più avanti sono riprodotti più ampiamente. In taluni casi, per ragioni di spazio, le note sono state parzialmente ridotte. Ce ne scusiamo con gli autori.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	Danilo Zolo, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/La%20pena%20di%20morte%20nel%20mondo.pdf&quot;&gt;La pena di morte nel mondo&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Luigi Ferrajoli, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/L%E2%80%99immoralita%CC%80%20della%20pena%20di%20morte.pdf&quot;&gt;L’immoralità della pena di morte&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Eligio Resta, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Un%20gallo%20a%20Esculapio.pdf&quot;&gt;Un gallo a Esculapio&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Eva Cantarella, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Il%20difficile%20equilibrio%20fra%20pena%20e%20vendetta.pdf&quot;&gt;Il difficile equilibrio fra pena e vendetta&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Giannino Piana, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/La%20chiesa%20cattolica%20di%20fronte%20alla%20pena%20di%20morte.pdf&quot;&gt;La chiesa cattolica di fronte alla pena di morte&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Antonio Marchesi, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Verso%20l%E2%80%99abolizione%20globale%20della%20pena%20di%20morte.pdf&quot;&gt;Verso l’abolizione globale della pena di morte&lt;br/&gt;&lt;/a&gt;	•	Jonathan Simon, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Il%20dibattito%20sulla%20pena%20capitale%20negli%20Stati%20Uniti.pdf&quot;&gt;Il dibattito sulla pena capitale negli Stati Uniti&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Testi più ampiamente riprodotti&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La redazione di Jura Gentium ha deciso di attribuire un maggiore rilievo ai testi di Abdullahi Ahmed An-Na'im, Pejman Abdolmohammadi, Lu Janping, William A. Schabas, al fine di fornire ai propri lettori informazioni di prima mano circa i valori, gli stili di vita e le pratiche repressive in vigore nei paesi non occidentali, secondo l'impostazione tematica generale di Jura Gentium. Questo non significa minimamente che i saggi degli altri autori presentino un minore interesse e offrano un inferiore contributo storico-teorico.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	Abdullahi Ahmed An-Na'im, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/La%20pena%20di%20morte%20nel%20mondo%20musulmano.pdf&quot;&gt;La pena di morte nel mondo musulmano&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Pejman Abdolmohammadi, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/L%E2%80%99islam%20sciita%20e%20la%20pena%20capitale%20.pdf&quot;&gt;L’islam sciita e la pena capitale&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Lu Jianping, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/La%20riforma%20della%20pena%20di%20morte%20in%20Cina.pdf&quot;&gt;La riforma della pena di morte in Cina&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	William A. Schabas, &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Il%20progresso%20verso%20l%E2%80%99abolizione%20della%20pena%20di%20morte%20in%20Africa.pdf&quot;&gt;Il progresso verso l’abolizione della pena di morte in Africa&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Recensioni&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	•	Stefano Canestrari È il tema sempre attuale della pena di morte il centro della raccolta di saggi curata da Pietro Costa e intitolata - con una scelta in un certo senso provocatoria - al &amp;quot;diritto di uccidere&amp;quot;. Una scelta che anticipa l'«ispirazione critica, piuttosto che informativa» del volume, e contiene già la posizione di un problema, anzi del problema fondamentale che fa da sfondo ai diversi contributi: può la morte essere oggetto di un diritto dello Stato, una legittima prerogativa del potere pubblico sulla vita dei consociati? &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Recensione%20Canestrari.pdf&quot;&gt;[leggi tutto]&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Brunella Casalini Solo nel 2009, sono state effettuate nel mondo 5.679 esecuzioni, di queste 5.000 in Cina, almeno 402 in Iran, 120 in Iraq, 69 in Arabia Saudita e 52 negli Stati Uniti d'America. I metodi utilizzati vanno ancora oggi dall'impiccagione, alla lapidazione, alla fucilazione, alla decapitazione, all'iniezione letale, all'elettroesecuzione (cfr. Amnesty International). Nonostante il successo ottenuto dalla causa abolizionista il 18 dicembre 2007, con l'approvazione da parte delle Nazioni Unite della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali, e le tante battaglie condotte dalle organizzazioni internazionali e da movimenti quali Amnesty International e Nessuno tocchi Caino, la questione della pena di morte rimane ancora aperta e tristemente attuale. &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Recensione%20Casalini.pdf&quot;&gt;[leggi tutto]&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Alessandro Colombo Quello curato da Pietro Costa è un libro ambizioso, contrastato, ricco di spunti sebbene, per ammissione stessa del curatore, dedicato a un tema sul quale esiste già una letteratura sterminata. Il punto di forza del volume è proprio la prospettiva non usuale dal quale la pena di morte è osservata. Intanto, come è naturale in un'opera miscellanea, i saggi che lo compongono sono scritti a partire da formazioni scientifiche e disciplinari molto diverse. &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Recensione%20Colombo.pdf&quot;&gt;[leggi tutto]&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	•	Elisa Orrù Dall'attualità della pena di morte ne traspare l'enigma. Da un lato la pena di morte è al centro del dibattito politico-giuridico internazionale, all'interno del quale sempre più forti sono le posizioni di coloro che ne chiedono l'abolizione. Dall'altro lato la pena di morte è attuale perché sempre e di nuovo praticata, perché le spinte abolizionistiche non hanno portato all'eliminazione di quel &amp;quot;diritto di uccidere&amp;quot; caratterizzato da una straordinaria permanenza nel corso delle epoche storiche e dalla diffusione nelle più diverse aree geografiche. &lt;a href=&quot;Voci/2098/1/1_2._Il_diritto_di_uccidere_files/Recensione%20Orru%CC%80.pdf&quot;&gt;[leggi tutto]&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href=&quot;mailto:segreteria@juragentium.org?subject=/&quot;&gt;Per inviare altri commenti&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; </description>
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      <title>3. I conti con il passato</title>
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      <pubDate>Tue, 1 Jan 2097 00:03:24 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Voci/2097/1/1_3._I_conti_con_il_passato_files/portinaro.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.juragentium.org/Centro_Jura_Gentium/i_Quaderni/Media/object028_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:182px; height:271px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;La ricerca di una via di uscita, giuridicamente, moralmente e politicamente negoziata e socialmente condivisibile, da regimi violenti e oppressivi o da guerre civili o da situazioni genocidarie è diventata una delle preoccupazioni dominanti della politica, interna e internazionale, in età contemporanea. Non è sempre stato così. Di norma nella storia, alla fine di periodi di convulsione, erano parse percorribili solo due strade opposte: la brutale resa dei conti, cioè la vendetta sistematicamente perseguita, oppure l’oblio e l’amnistia, vale a dire la via della clemenza – o semplicemente dell’indifferenza. Tra questi estremi, che esercitavano, sia pure in tempi diversi (la vendetta a caldo, la clemenza con il raffreddarsi delle passioni) una forte attrazione e scarso spazio lasciavano a soluzioni alternative, si collocavano tutte le misure rivolte ai detentori del potere nel precedente regime.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pier Paolo Portinaro, Introduzione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Presentazioni&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pietro Costa, I conti con il passato di Pier Paolo Portinaro Pier Paolo Portinaro ha sempre fatto i conti con il passato: nelle sue opere infatti egli affronta problemi vitali del nostro presente, ma non incorre mai nell’insidiosa e sempre più incombente fallacia del cronocentrismo. Egli non accetta la tirannia del presente, come se niente esistesse al di fuori di esso, ma si impegna in un difficile esercizio di comparazione diacronica fra mondi lontani e diversi.  [&lt;a href=&quot;Voci/2097/1/1_3._I_conti_con_il_passato_files/Costa%20su%20PPP-1.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Possenti, Cultura dei diritti e lavoro della memoria. Su I conti con il passato di Pier Paolo Portinaro&lt;br/&gt; All'indomani della catastrofe totalitaria Hannah Arendt scriveva che “il diritto ad avere dei diritti, o il diritto di ogni individuo ad appartenere all’umanità, dovrebbe esser garantito dall’umanità stessa”, ma “non è affatto certo che questo sia possibile”. Nutrendo scarsa fiducia nei “benintenzionati tentativi umanitari di ottenere nuove dichiarazioni dei diritti umani dalle organizzazioni internazionali”, Arendt rifuggiva dall’ipotesi cosmopolitica kantiana e propendeva semmai per il dubbio di Trasimaco sul ‘giusto’ come interesse del più forte: “è perfettamente concepibile, e in pratica politicamente possibile, che un bel giorno un’umanità altamente organizzata e meccanizzata decida in modo democratico, cioè per maggioranza, che per il tutto è meglio liquidare certe sue parti”.   [&lt;a href=&quot;Voci/2097/1/1_3._I_conti_con_il_passato_files/possenti.pdf&quot;&gt;leggi tutto&lt;/a&gt;]&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;ACQUISTA ON LINE &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; </description>
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