Danilo Zolo
Su Bobbio. Con venticinque lettere inedite di Norberto Bobbio a Danilo Zolo
1. L’alito della libertà

A partire dai primi anni settanta, Norberto Bobbio è stato per Zolo un importante punto di riferimento intellettuale e morale. Egli dichiara che la sua lezione di pensatore rigoroso e appassionato nello stesso tempo, attento alla vicende della vita politica e testimone esemplare di impegno civile, ha lasciato in lui una traccia profonda. Per un verso Zolo ha condiviso il fastidio che Bobbio provava per la pedanteria degli accademici, per la loro pigra indifferenza di fronte alle tragedie del mondo. Per un altro verso, ha sempre avvertito il bisogno di riflettere sulle vicende umane con un certo distacco, con lo sguardo proiettato, come Bobbio ha scritto in De senectute, verso l'immensità dello spazio e l'infinità del tempo, consapevole della precarietà dell'intera vicenda umana, non solo della vita personale.
Zolo dichiara di aver letto, studiato e assimilato le principali opere filosofico-politiche di Bobbio, da Politica e cultura, del 1955, a Quale socialismo?, del 1976, a Il futuro della democrazia, del 1984. Ciò che lo ha affascinato in queste opere, come nell'impegno civile di Bobbio, è stato il suo "stile di pensiero" sobrio, austero e indipendente, che rifletteva quelli che Bobbio aveva chiamato "i frutti più sani della tradizione intellettuale europea": l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
A partire dal 1974 Zolo ha intrattenuto con Bobbio una fitta corrispondenza epistolare che si è diradata soltanto negli ultimi anni della sua vita. Nel corso di trent'anni Bobbio e Zolo si sono scambiati decine di messaggi in cui hanno discusso prevalentemente le tesi sostenute da Bobbio nei suoi libri e nei suoi saggi e, talora, le tesi espresse da Zolo nei suoi libri. Al centro della corrispondenza sono stati i temi della democrazia, dell'ordine internazionale, della pace e della guerra. Molto intensa è stata la discussione di uno dei libri di Zolo, Cosmopolis, che in prima lettura Bobbio aveva duramente criticato, ma che poi aveva fatto oggetto di un'attenta riflessione. Da "cosmopolita impenitente" - come Bobbio si autodefiniva argutamente -, Bobbio non condivideva le tesi anti-universalistiche di Zolo, ma riteneva comunque utile discuterle con lui. In un caso, a proposito della guerra del Golfo del 1991, lo scambio epistolare si trasformò in discussione pubblica, sulle pagine dei quotidiani, assumendo a tratti toni vivacemente polemici.
In particolare alcune lettere di Bobbio sono di notevole rilievo storico e teorico. Fra queste si segnala la lettera del febbraio 1991, nella quale Bobbio rivede la sua iniziale approvazione etica e giuridica della guerra voluta dagli Stati Uniti contro l'Iraq di Saddam Hussein. Di notevole interesse storico è anche la lettera del 7 luglio 1992, nella quale Bobbio esprime il suo profondo disagio per la campagna scandalistica orchestrata contro di lui nel giugno 1992 da Panorama. Il settimanale aveva pubblicato una lettera da lui inviata a Mussolini l'8 luglio 1935, quando aveva 25 anni, per chiedere che venisse cancellata un'ammonizione che gli impediva di presentarsi a un concorso universitario. La lettera contiene una testimonianza di prima mano della condizione degli intellettuali e dei docenti universitari sotto il regime fascista. Bobbio stesso era già stato incarcerato a Torino perché sospettato di collusione con il gruppo antifascista Giustizia e libertà e lo sarebbe stato una seconda volta, a Padova, nel 1943, per attività clandestina.

Quanto a Giovanni Sartori, Bobbio condivideva in larga parte, da filosofo della politica quale era, le ragioni dell'atteggiamento critico di Zolo. Approvava in generale l'idea della grave insufficienza epistemologica della "scienza politica" statunitense, che Sartori aveva preteso di importare in Italia. E non esitava a fare propria l'espressione "tragedia della scienza politica" che Zolo avevo ripreso dal volume di David Maria Ricci, The Tragedy of Political Science. Anche Bobbio riteneva che la più recente produzione di Sartori fosse scarsamente originale e rifiutava soprattutto - e aveva censurato anche pubblicamente - il suo" anticomunismo viscerale". Nel corso di un convegno, organizzato da Sartori alla Columbia University nel 1986, Bobbio aveva trovato tanto "visceralmente indisponente" l'anticomunismo di Sartori che in chiusura del convegno, davanti al pubblico dell'Istituto italiano di cultura di New York, aveva espresso vivacemente il suo dissenso meritandosi il caloroso applauso dell'uditorio.
Complessivamente emerge da questa raccolta di lettere un'immagine di Bobbio piuttosto inconsueta: è l'immagine di un grande intellettuale che all'inesorabile severità con cui giudica se stesso, anzitutto, e poi i suoi interlocutori, aggiunge una profonda sensibilità umana, bontà e modestia. È un'immagine che molti ignorano, conservando la memoria di un docente universitario compassato, rigido e austero.
Indice e selezione di brani del testo
Presentazione editoriale
2. L'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo
3. Fra Machiavelli e Kant
4. L'idea di eguaglianza
5. L'empirismo di Norberto Bobbio
6. Il problema della guerra e le vie della pace
7. La teoria del diritto e il diritto internazionale
Prima che il gallo canti. Un dialogo incompiuto con Norberto Bobbio
Indice dei nomi
Forum di discussione
Presentazioni
Anna Maria Campanale, Norberto Bobbio e le "superbe fole"
Chiudendo una conferenza sull'etica laica tenuta a Bologna nel 1983, Bobbio citava da La Ginestra di Leopardi: "e giustizia e pietade altra radice avranno allor che non superbe fole". La citazione, a commento del problematico rapporto tra ragione e fede, suonava come un potente monito, all'uomo di ragione, di riconoscere i limiti della ragione e di guardare con rispetto alla fede, di non fare della fiducia nella ragione la fede nella "Dea Ragione", mascherandola così con l'abito di una nuova fola, forse la più superba delle fole. [leggi tutto]
Pietro Costa, Le promesse della democrazia e le minacce della guerra: un dialogo fra Norberto Bobbio e Danilo Zolo
L'ultimo libro di Danilo Zolo (L'alito della libertà. Su Bobbio, Feltrinelli, Milano 2008) ha la struttura di un dialogo; non un dialogo virtuale con centinaia di autori (come sempre avviene), ma un dialogo reale fra due persone: Norberto Bobbio e Danilo Zolo. È innanzitutto Zolo a parlarci di Bobbio: le prime 98 pagine del libro ospitano saggi dedicati da Zolo a vari aspetti del pensiero bobbiano. [leggi tutto]
Alessandra Facchi, Un seminatore di dubbi
L'interesse del carteggio e dei dialoghi pubblicati in questo volume deriva in primo luogo dal confronto delle posizioni di Norberto Bobbio e Danilo Zolo su un'ampia varietà di questioni di natura sia scientifica, sia politica. Attraverso le loro opinioni - e divergenze di opinione- prende forma un ritratto della storia intellettuale italiana che pur svolgendosi nell'ultimo trentennio del Novecento, raccoglie spirito e temi che hanno caratterizzato il dopoguerra e contiene già, in gran parte, quelli attuali. [leggi tutto]
Gustavo Gozzi, L'alito della libertà
L'opera che presentiamo è un libro importante e molto bello, molto coinvolgente. Importante perché ci dà conto e ci permette di ripercorrere criticamente più di vent'anni del dibattito politico-culturale italiano e non solo. Molto bello e molto coinvolgente perché è un libro "scientifico", ma non "accademico", ossia affronta complesse questioni teoriche senza chiudersi nella difesa delle posizioni di "scuole" o "accademie". [leggi tutto]
Damiano Palano, Pensare la democrazia in una prospettiva postempiristica: appunti sul confronto tra Norberto Bobbio e Danilo Zolo
«Identifico il mite con il non violento, la mitezza con il rifiuto di esercitare la violenza contro chicchessia». Le parole con cui Norberto Bobbio, nel suo Elogio della mitezza, celebrava quella «virtù non politica» - se non addirittura, come scriveva, «l'antitesi della politica» - non costituivano soltanto l'ennesimo capitolo di una lunga carriera intellettuale. In quelle pagine, Bobbio si trovava infatti a esplicitare la regola di fondo che, per molti versi, ha guidato lo studioso torinese nella sua appassionata «militanza» intellettuale per più di mezzo secolo. [leggi tutto]
Marco Revelli, Il militante Bobbio. L'inquieto procedere di uno stile di pensiero
L'alito della libertà di Danilo Zolo (Feltrinelli, pp. 184, euro 15) è un libro utile. Per capire la cultura del «secondo Novecento». E per meglio comprendere la figura d'«intellettuale militante» di Norberto Bobbio, ora, a cent'anni dalla sua nascita. [leggi tutto]
Franco Sbarberi, Marxismo e democrazia
Dall'inizio degli anni settanta Bobbio è stato per Zolo, come si legge nella Premessa del libro, "un punto di riferimento intellettuale e morale", soprattutto per le riflessioni filosofico-politiche contenute in tre opere: Politica e cultura (1955), Quale socialismo? (1976), Il futuro della democrazia (1984). A questi tre libri fondamentali si deve, oltre al "carattere vivo, aperto, esplorativo" della ricerca di Bobbio, anche il suo "stile di pensiero": "la disposizione al dialogo con l'avversario, la dignitosa sobrietà del linguaggio, la chiarezza adamantina, l'atteggiamento di austera indipendenza intellettuale". [leggi tutto]
Commenti
Francesca Borri, Solitaires, solidaires
Kelseniano l'uno, fino a riconoscersi un "cosmopolita impenitente", schmittiano l'altro, mediterraneo, e impertinente - l'architettura di un mondo in cui nessuno infine sarà straniero, o forse al contrario, la pratica difficile dell'irriducibile varietà della bellezza, quella saggezza senza domani in cui ognuno è emigrante, e straniero allo specchio, persino a se stesso - ma cosa mai avevano da dirsi, Norberto Bobbio e Danilo Zolo? [leggi tutto]
Arturo Colombo, Fra le lettere di Bobbio
Il volume di Danilo Zolo si intitola "L'alito della libertà", perché esplicitamente si richiama a un passo, molto noto e molto significativo, di uno dei libri-chiave di Bobbio, "Politica e cultura" del 1955, dove si legge che "ciò che può ridare vita al corpo sociale irrigidito è soltanto l'alito della libertà, con la quale intendo - spiega Bobbio - quella irrequietezza dello spirito, quell'insofferenza dell'ordine stabilito, quell'aborrimento di ogni conformismo che richiede spregiudicatezza mentale ed energia di carattere". [leggi tutto]
Tommaso Greco, Alla ricerca della pace
La raccolta di saggi che Danilo Zolo ha appena pubblicato con Feltrinelli ha di fatto inaugurato, insieme all'Introduzione a Bobbio di Pier Paolo Portinaro (ed. Laterza), le celebrazioni per il centenario della nascita del filosofo torinese. Particolarità interessante del volume di Zolo è che insieme ad alcuni saggi usciti in varie riviste tra il 1985 e il 2004, il volume contiene anche una scelta delle lettere che Bobbio ha inviato a Zolo tra il 1976 e il 1999. [leggi tutto]
Walter Magnoni, Le lettere di Bobbio
Le mie considerazioni circa le venticinque lettere inedite, pubblicata da Danilo Zolo, vorrebbero semplicemente evidenziare come nel tempo l'incipit e il saluto finale hanno subito delle modifiche. Infatti si passa dall'informale uso del cognome (Caro Zolo), a quello più confidenziale del nome (Caro Danilo); questo avviene solo nella lettere degli ultimi anni (1997-1999). Allo stesso modo anche il finale subisce modifiche, lasciando intravedere una progressiva confidenza: dal "cordialmente" si giunge all'"affettuosamente", lo stesso dicasi per la firma, dall'uso del nome e cognome al solo nome, come si addice tra amici. [leggi tutto]
Giovanni Mari, Un modello di dialogo
"Ho già avuto modo di dire che se è vero che le tue tesi [...] non mi hanno convinto [...] mi hanno però indotto a riflettere a lungo". In poche parole Bobbio esplicita il tipo di legame che intrattiene con Zolo, rispecchiato da Zolo, e che circola in tutto il libro. Un legame che presuppone una diversità capace di incrociare snodi essenziali della ricerca, e che per questo diviene ricerca comune. [leggi tutto]
Maria Chiara Pievatolo, L'alito della libertà: filosofia, politica e retorica
La terza parte del volume di Giuliano Marini sulla filosofia politica di Kant, dedicata all'ordine internazionale, si chiude con una citazione dall'articolo segreto per la pace perpetua. Perché Marini ha sentito la necessità di condividere con Bobbio queste parole di Kant? Kant, nel 1795, stava prendendo le distanze dal Platone di Resp. 473d ss.: anche se - o, meglio: proprio perché - crediamo fortemente nel primato della ragione filosofica, dobbiamo rifiutare di mescolare la filosofia con il potere, per evitare che gli argomenti della forza si confondano con quelli della ragione. [leggi tutto]
Mario Ricciardi, Militante della libertà
A quattro anni dalla morte, avvenuta nel gennaio del 2004, sono in molti ad avvertire la scomparsa di Norberto Bobbio come una perdita personale. L'autorevole studioso, una delle figure di maggior rilievo della cultura italiana del dopoguerra, è stato per un gran numero di lettori anche un punto di riferimento morale, un esempio di come sia possibile essere profondamente coinvolti dagli eventi del proprio tempo senza perdere la lucidità di giudizio e il rispetto per la verità. Per coloro - e sono tanti - che ne avvertono la mancanza, la pubblicazione de L'alito della libertà. Su Bobbio di Danilo Zolo è una felice opportunità per ascoltare ancora la voce del filosofo torinese. [leggi tutto]
Silvia Vida, L'intellettuale e la storia
Norberto Bobbio ha testimoniato con la sua opera l'atteggiamento critico dell'intellettuale accademico che non mostra alcuna condiscendenza, alcuna accettazione passiva, corporativa o acritica delle dottrine del proprio campo - bensì un sano scetticismo e una giusta diffidenza nei confronti delle idee consolidate. Ma si è anche caratterizzato per un acuto senso critico nei confronti del sistema politico più ampio, di cui anche l'accademia è parte, uscendo da essa e mostrando come lo studioso può avere un marcato senso della vocazione intellettuale: per questa non esistono canoni disciplinari o chiare regole, se non l'impegno e la coerenza coi propri principi e, soprattutto, il senso della storia. [leggi tutto]
Gianfrancesco Zanetti, Le lettere di Bobbio all'amico realista
Le venticinque lettere di Norberto Bobbio a Danilo Zolo pubblicate in appendice al volume L'alito della libertà costituiscono una lettura di notevole interesse, e per più di un motivo. Traspaiono in esse alcuni aspetti ben noti (e altri meno conosciuti) dei due autori: il rigore, ma anche la cordialità umana e terrestre di Bobbio, in contrasto con lo zelo un po' severo di Zolo; l'umorismo garbato e come trattenuto del Maestro torinese, e il bellicoso gusto per la dura critica del suo corrispondente. È un peccato non poter leggere anche le lettere di Zolo, ma ci sono note esplicative che aiutano molto. [leggi tutto]
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