Pietro Costa (a cura di)
L'enigma della pena di morte
2. Il diritto di uccidere
Perché un altro libro sulla pena di morte? Non solo perché alcuni Stati continuano ad affermare il loro 'diritto di uccidere', ma anche perché la pena di morte ci appare come un problema tuttora complesso e sfuggente, nonostante il grande rilievo dato ad esso nel dibattito politico-giuridico contemporaneo. Tutti i saggi accolti nel volume, infatti, si misurano con la natura enigmatica della pena capitale: una pena antichissima e ancora attuale; una pena che affonda le radici nei momenti più arcaici della nostra storia, ma continua ad essere proposta come un indispensabile strumento di salvaguardia dell'ordine; una pena che attraversa l'intera storia dell'Occidente, ma è conosciuta e praticata anche da culture lontanissime dalla nostra.
L'obiettivo del libro è non tanto offrire un'informazione dettagliata sul presente e sul passato della pena di morte, quanto sollecitare domande e mettere in discussione presunte certezze. Traspare dal dibattito fra 'abolizionisti' e difensori della pena di morte il decisivo problema del fondamento e delle modalità di impiego della violenza 'legittima'. Proprio per questo, riflettere sulla pena di morte è un compito attuale e impegnativo. È un compito attuale perché infliggere la morte come pena, lungi dall'essere un residuo del passato, è una possibilità sempre aperta, una tentazione presente anche nelle nostre società. È un compito impegnativo perché può essere assolto solo da chi tenti di risalire dagli effetti alle cause per mettere in questione una tendenza di cui il nostro presente offre inquietanti testimonianze: la tendenza ad adottare antiche e persistenti strategie di disumanizzazione dell'altro; la tendenza a inventare sempre nuove, minacciose figure di estraneità e a trasformarle nelle nostre prossime vittime sacrificali.
Pietro Costa, Introduzione

Selezione antologica
In questa sezione il curatore del volume propone una originale antologia selettiva di brevi passi ricavati dai testi del volume, con la sola eccezione dei saggi di Abdullahi Ahmed An-Na'im, Pejman Abdolmohammadi, Lu Jianping e William A. Schabas, che più avanti sono riprodotti più ampiamente. In taluni casi, per ragioni di spazio, le note sono state parzialmente ridotte. Ce ne scusiamo con gli autori.
Danilo Zolo, La pena di morte nel mondo
Luigi Ferrajoli, L’immoralità della pena di morte
Eligio Resta, Un gallo a Esculapio
Eva Cantarella, Il difficile equilibrio fra pena e vendetta
Giannino Piana, La chiesa cattolica di fronte alla pena di morte
Antonio Marchesi, Verso l’abolizione globale della pena di morte
Jonathan Simon, Il dibattito sulla pena capitale negli Stati Uniti
Testi più ampiamente riprodotti
La redazione di Jura Gentium ha deciso di attribuire un maggiore rilievo ai testi di Abdullahi Ahmed An-Na'im, Pejman Abdolmohammadi, Lu Janping, William A. Schabas, al fine di fornire ai propri lettori informazioni di prima mano circa i valori, gli stili di vita e le pratiche repressive in vigore nei paesi non occidentali, secondo l'impostazione tematica generale di Jura Gentium. Questo non significa minimamente che i saggi degli altri autori presentino un minore interesse e offrano un inferiore contributo storico-teorico.
Abdullahi Ahmed An-Na'im, La pena di morte nel mondo musulmano
Pejman Abdolmohammadi, L’islam sciita e la pena capitale
Lu Jianping, La riforma della pena di morte in Cina
William A. Schabas, Il progresso verso l’abolizione della pena di morte in Africa
Recensioni
Stefano Canestrari
È il tema sempre attuale della pena di morte il centro della raccolta di saggi curata da Pietro Costa e intitolata - con una scelta in un certo senso provocatoria - al "diritto di uccidere". Una scelta che anticipa l'«ispirazione critica, piuttosto che informativa» del volume, e contiene già la posizione di un problema, anzi del problema fondamentale che fa da sfondo ai diversi contributi: può la morte essere oggetto di un diritto dello Stato, una legittima prerogativa del potere pubblico sulla vita dei consociati? [leggi tutto]
Brunella Casalini
Solo nel 2009, sono state effettuate nel mondo 5.679 esecuzioni, di queste 5.000 in Cina, almeno 402 in Iran, 120 in Iraq, 69 in Arabia Saudita e 52 negli Stati Uniti d'America. I metodi utilizzati vanno ancora oggi dall'impiccagione, alla lapidazione, alla fucilazione, alla decapitazione, all'iniezione letale, all'elettroesecuzione (cfr. Amnesty International). Nonostante il successo ottenuto dalla causa abolizionista il 18 dicembre 2007, con l'approvazione da parte delle Nazioni Unite della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali, e le tante battaglie condotte dalle organizzazioni internazionali e da movimenti quali Amnesty International e Nessuno tocchi Caino, la questione della pena di morte rimane ancora aperta e tristemente attuale. [leggi tutto]
Alessandro Colombo
Quello curato da Pietro Costa è un libro ambizioso, contrastato, ricco di spunti sebbene, per ammissione stessa del curatore, dedicato a un tema sul quale esiste già una letteratura sterminata. Il punto di forza del volume è proprio la prospettiva non usuale dal quale la pena di morte è osservata. Intanto, come è naturale in un'opera miscellanea, i saggi che lo compongono sono scritti a partire da formazioni scientifiche e disciplinari molto diverse. [leggi tutto]
Elisa Orrù
Dall'attualità della pena di morte ne traspare l'enigma. Da un lato la pena di morte è al centro del dibattito politico-giuridico internazionale, all'interno del quale sempre più forti sono le posizioni di coloro che ne chiedono l'abolizione. Dall'altro lato la pena di morte è attuale perché sempre e di nuovo praticata, perché le spinte abolizionistiche non hanno portato all'eliminazione di quel "diritto di uccidere" caratterizzato da una straordinaria permanenza nel corso delle epoche storiche e dalla diffusione nelle più diverse aree geografiche. [leggi tutto]
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