Pier Paolo Portinaro
Vendetta, amnistia, giustizia
3. I conti con il passato
La ricerca di una via di uscita, giuridicamente, moralmente e politicamente negoziata e socialmente condivisibile, da regimi violenti e oppressivi o da guerre civili o da situazioni genocidarie è diventata una delle preoccupazioni dominanti della politica, interna e internazionale, in età contemporanea. Non è sempre stato così. Di norma nella storia, alla fine di periodi di convulsione, erano parse percorribili solo due strade opposte: la brutale resa dei conti, cioè la vendetta sistematicamente perseguita, oppure l’oblio e l’amnistia, vale a dire la via della clemenza – o semplicemente dell’indifferenza. Tra questi estremi, che esercitavano, sia pure in tempi diversi (la vendetta a caldo, la clemenza con il raffreddarsi delle passioni) una forte attrazione e scarso spazio lasciavano a soluzioni alternative, si collocavano tutte le misure rivolte ai detentori del potere nel precedente regime.
Pier Paolo Portinaro, Introduzione
Presentazioni
Pietro Costa, I conti con il passato di Pier Paolo Portinaro
Pier Paolo Portinaro ha sempre fatto i conti con il passato: nelle sue opere infatti egli affronta problemi vitali del nostro presente, ma non incorre mai nell’insidiosa e sempre più incombente fallacia del cronocentrismo. Egli non accetta la tirannia del presente, come se niente esistesse al di fuori di esso, ma si impegna in un difficile esercizio di comparazione diacronica fra mondi lontani e diversi. [leggi tutto]
Ilaria Possenti, Cultura dei diritti e lavoro della memoria. Su I conti con il passato di Pier Paolo Portinaro
All'indomani della catastrofe totalitaria Hannah Arendt scriveva che “il diritto ad avere dei diritti, o il diritto di ogni individuo ad appartenere all’umanità, dovrebbe esser garantito dall’umanità stessa”, ma “non è affatto certo che questo sia possibile”. Nutrendo scarsa fiducia nei “benintenzionati tentativi umanitari di ottenere nuove dichiarazioni dei diritti umani dalle organizzazioni internazionali”, Arendt rifuggiva dall’ipotesi cosmopolitica kantiana e propendeva semmai per il dubbio di Trasimaco sul ‘giusto’ come interesse del più forte: “è perfettamente concepibile, e in pratica politicamente possibile, che un bel giorno un’umanità altamente organizzata e meccanizzata decida in modo democratico, cioè per maggioranza, che per il tutto è meglio liquidare certe sue parti”. [leggi tutto]
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